Sposarsi in Chiesa o al Comune? Analizziamo in questo articolo le differenze e gli effetti giuridici di entrambi i riti. Quando una coppia decide di sposarsi la prima scelta più importante da prendere è quella di decidere tra il matrimonio civile e quello religioso. Solitamente la scelta di sposarsi in Chiesa viene fatta da chi, essendo credente, lo fa per un atto di credo poiché vuole che Dio sia testimone del proprio amore.

Primo aspetto da chiarire è che può esserci un matrimonio civile senza matrimonio religioso, ma non viceversa. Infatti il rito civile è l’unico matrimonio riconosciuto dallo Stato, con questo non vuol dire che se la cerimonia si tiene in Chiesa non è valida per lo Stato, perché con l’accordo tra Stato e Chiesa del 1929 (“Patti Lateranensi”) è stato introdotto il matrimonio Concordatario, ovvero quel rito religioso che produce effetti civili.

Matrimonio civile: cosa dice il nostro ordinamento

Il matrimonio civile è soggetto solamente alle norme previste dal Codice Civile e dalle leggi speciali. Consiste nella firma di un vero e proprio contratto e, come previsto dall’articolo 106 del Codice Civile, la cerimonia deve svolgersi obbligatoriamente in Comune, davanti all’ufficiale dello stato civile.

Se volete che il vostro rito civile non si tenga in Comune, ma ad esempio in una spiaggia, dovete sapere che questo non è possibile. Infatti, le cerimonie che si svolgono in luoghi differenti dal Comune sono solamente figurative, poiché in realtà il giuramento si è già tenuto in Comune.

Il punto d’incontro

Per il diritto canonico il matrimonio è un sacramento, mentre per quello civile non è altro che una manifestazione di volontà. C’è però un punto di incontro tra i due, ovvero il matrimonio Concordatario introdotto con i Patti Lateranensi del ‘29 con il quale è stata attribuita efficacia civile anche al matrimonio religioso.

Il punto d’incontro
Il punto d’incontro

Per la legge italiana ha valenza civile anche il matrimonio religioso trascritto nei registri dello Stato. Ci sono però dei particolari “riti” che il sacerdote deve compiere nel corso dello svolgimento della cerimonia religiosa, quali la lettura dei tre articoli del Codice Civile sui diritti e i doveri dei coniugi, che sono l’articolo 143, 144 e 147. Dopo la fine della cerimonia religiosa, il matrimonio deve essere trascritto nei registri dello stato civile.

Quali sono le differenze, come mettere fine al matrimonio civile e religioso

Come abbiamo appena visto, sia il rito religioso, o meglio Concordatario, che quello civile producono gli stessi effetti, quindi dal punto di vista degli effetti giuridici non ci sono differenze. Queste subentrano quando parliamo della fine della fine del matrimonio, poiché i due strumenti che mettono fine al matrimonio civile e religioso, sono differenti.

Per mettere fine agli effetti civili del matrimonio è sufficiente il divorzio, per quello religioso invece non è così semplice. Infatti, per la Chiesa il legame matrimoniale è stato benedetto da Dio e questo lo rende indissolubile e incancellabile; quindi non si può mettere fine ad un matrimonio religioso, motivo per cui una persona divorziata non può risposarsi in Chiesa.

L’unica possibilità è quella di chiedere l’annullamento del matrimonio religioso alla Sacra Rota o, con il rito abbreviato, al Vescovo. Ci sono infatti delle situazioni riconosciute dal diritto canonico per le quali il matrimonio religioso è da considerarsi nullo, ovvero come mai avvenuto.